La pulizia etnica nel Sudan del sud
L’annuncio è arrivato via Twitter dall’account del governo del Sudan del sud: “Bentiu non è al momento sotto il nostro controllo. E’ nelle mani di un comandante che ha dichiarato il suo sostegno per Machar”. Bentiu è al centro dell’Unity State, lo stato del Sudan del sud che è la principale fonte di petrolio del paese (che si regge economicamente soltanto su questi giacimenti) che con gli oleodotti arriva nel nord e viene esportato fuori dal Sudan.
20 AGO 20

L’annuncio è arrivato via Twitter dall’account del governo del Sudan del sud: “Bentiu non è al momento sotto il nostro controllo. E’ nelle mani di un comandante che ha dichiarato il suo sostegno per Machar”. Bentiu è al centro dell’Unity State, lo stato del Sudan del sud che è la principale fonte di petrolio del paese (che si regge economicamente soltanto su questi giacimenti) che con gli oleodotti arriva nel nord e viene esportato fuori dal Sudan. Machar è Riek Machar, l’ex vicepresidente del più giovane stato delle Nazioni Unite, che era stato licenziato dal presidente Salva Kiir a luglio, e che si è poi ripresentato, la settimana scorsa, con un golpe sventato – o forse mai di fatto esistito, di certo mai sedato. Da Juba, la capitale, la crisi si è sparsa per tutto il paese: ci sono cadaveri per le strade, qualche centinaio di morti, la guerra civile è data ormai per certa, e già iniziano i calcoli su quel che costerà in termini di vite, ma anche di instabilità sul già instabile mercato del petrolio, messo in affanno dalle difficoltà in Libia e in Nigeria. A Bor, dove c’è il centro più importante delle Nazioni Unite con migliaia di funzionari internazionali che lavorano lì, il controllo è stato perso dalle forze presidenziali, i mezzi americani arrivati per evacuare, domenica, i loro cittadini sono stati attaccati, ci sono stati quattro feriti, ma pare che la missione, alla fine, sia riuscita. Bor però è contesa, il governo ha detto che lancerà un’offensiva militare contro i ribelli di Machar, e nonostante le intermediazioni occidentali non si è ancora riusciti a far parlare le due parti.
Kiir e Machar appartengono a due etnie diverse ed è questa la principale ragione della crisi, scoppiata sotto gli occhi degli occidentali che pure hanno cercato di coccolare il giovane stato che era riuscito, nel 2011, a liberarsi dalla dittatura del nord. Continueranno a farlo, dice il pugnace ambasciatore dell’Onu Joe Contreras, “siamo qui per servire il popolo del Sudan del sud e continueremo a farlo”. Il petrolio continua a essere pompato, garantiscono dal governo per evitare allarmismi, ma è necessario che i due rivali negozino una tregua. I testimoni dicono che gli omicidi etnici iniziati il 15 dicembre non sono mai finiti.